L'economia svizzera adesso ha bisogno di un programma di rivitalizzazione!

Ridurre le tasse, snellire lo Stato, tagliare sui sussidi: questa è l'unica risposta possibile ai dannosi dazi doganali introdotti dal governo statunitense. Allo stesso tempo, il Consiglio federale deve cercare di negoziare delle eccezioni con l’Amministrazione americana.

I dazi doganali annunciati dall'amministrazione Trump contro la Svizzera sono sbagliati e arbitrari. Infatti, tengono conto solo della bilancia commerciale tra i due Stati, ma non dei servizi. I dazi doganali indeboliscono il valore aggiunto in Svizzera e mettono a rischio i nostri salari, il benessere e il finanziamento dei servizi statali come l'AVS e l'istruzione.

Nei prossimi giorni, il Consiglio federale e i diplomatici che si occupano di economia dovranno fare tutto il possibile per scongiurare l’effettiva introduzione di questi dazi ingiustificati. Gli USA devono ricordare che la Svizzera è un importante investitore: ha creato oltre 400.000 posti di lavoro altamente qualificati negli Stati Uniti e ha investito circa 350 miliardi di franchi nel Paese. Parallelamente, sono necessarie misure politiche per ridurre al minimo i contraccolpi economici per le nostre aziende e per la popolazione. La Svizzera è diventata prospera anche grazie alla politica estera e commerciale americana, orientata a livello globale.

Il PLR chiede un programma di rivitalizzazione dell'economia.

Se le esportazioni verso il nostro principale partner commerciale diventeranno più costose, dovremo ridurre i costi interni. I costi di produzione in Svizzera devono quindi diminuire, affinché le nostre esportazioni rimangano competitive nonostante i dazi statunitensi. Solo così potremo preservare i posti di lavoro nel settore delle esportazioni e proteggere i salari della popolazione. Ciò significa:

  • Tasse e imposte devono essere ridotte. Il costo del lavoro non deve in nessun caso aumentare: il centro-sinistra deve essere fermato. In questi giorni si sta pianificando un gigantesco ampliamento dell'AVS (3,7 miliardi). Il Parlamento sta appena iniziando a cercare i miliardi per finanziare la 13a rendita AVS;
  • Lo Stato deve diventare più snello. Non è possibile che ogni anno vengano assunti più funzionari e che questi guadagnino più dei dipendenti del settore privato;
  • No ad un’autorità statale per l'approvazione degli investimenti internazionali: i controlli sugli investimenti previsti da Centro, UDC e PS spaventano i capitali stranieri e mettono a rischio posti di lavoro e innovazione. Inoltre, verrebbero creati nuovi posti di lavoro costosi e inutili a livello federale;
  • Anche i sussidi devono essere ridotti. A questo proposito, il gruppo Gaillard ha avanzato importanti proposte che sono state incluse nel pacchetto di risparmi del Consiglio federale. È fondamentale che questi risparmi siano attuati integralmente; 
  • Le normative sul clima devono essere sottoposte a verifica. Le misure che comportano unicamente costi e oneri burocratici per le aziende, senza contribuire all'obiettivo zero emissioni nette entro il 2050, vanno immediatamente sospese;
  • La BNS deve riconsiderare le sue politiche: chiediamo alla Banca nazionale di mettere in discussione la sua politica monetaria e le sue deccisioni sul tasso di cambio e, se necessario, di ridurre il suo bilancio;
  • Mantenere relazioni economiche stabili: è irresponsabile che l'UDC voglia denunciare gli accordi bilaterali in questi tempi. Ed è disonesto che anche il presidente del Centro giochi con il fuoco e sia pronto a mettere in pericolo le nostre relazioni stabili con l'UE;
  • Sviluppare nuovi mercati: gli accordi di libero scambio con India, Cina, Thailandia, Vietnam e con il «Mercosur» possono proteggere le imprese svizzere dalle barriere commerciali. Il PS e i Verdi, che mettono sempre in guardia da Trump, devono abbandonare la loro ideologia anti-libero scambio.

Il PLR chiede di astenersi dall'adottare contromisure come l'imposizione di dazi doganali sui prodotti statunitensi. Ciò renderebbe solo più costosi i prodotti necessari per l'industria svizzera delle esportazioni, indebolendo così la competitività internazionale dell'industria svizzera. Inoltre, i dazi sulle importazioni comporterebbero un aumento diretto del costo della vita per i consumatori svizzeri.

Thierry Burkart
Damien Cottier
Matia Demarmels